La Storia di Santa Sinforosa
Nel II secolo dopo Cristo, lungo la via Tiburtina, a poca
distanza da Tivoli, viveva una famiglia cristiana che sarebbe diventata uno dei
simboli più luminosi del martirologio romano. Sinforosa, donna di nobili
origini, era sposa di Getulio, ufficiale dell'esercito imperiale che aveva
abbracciato la fede cristiana e si era rifiutato di sacrificare agli dèi di
Roma.
Dalla loro unione erano nati sette figli maschi, che la tradizione ricorda con i nomi di Crescente, Giuliano, Nemeisio, Primativo, Giustino, Statteo e Eugenio. Una famiglia numerosa e profondamente unita, la cui esistenza sarebbe stata spazzata via nel giro di pochi giorni dalla furia dell'imperatore Adriano.
Il martirio di Getulio
L'imperatore Adriano, nel corso di una visita nella zona
tiburtina, ordinò che Getulio rinnegasse la propria fede e offrisse sacrifici
agli dèi dell'impero. Getulio rifiutò con fermezza. La sua risposta fu il
martirio: venne giustiziato per aver anteposto la fedeltà a Cristo
all'obbedienza al potere imperiale.
La moglie Sinforosa rimase vedova con i sette figli. Anziché piegarsi, continuò a professare apertamente il cristianesimo e a onorare la memoria del marito martire.

Il supplizio di Sinforosa e dei figli
Adriano, che non riusciva a piegare la famiglia, fece
arrestare Sinforosa. Le offrì la libertà e la salvezza dei figli in cambio di
un atto formale: abiurare la fede cristiana e sacrificare agli dèi. La risposta
di Sinforosa fu un rifiuto netto e sereno. «Non puoi aggiungere me al numero
degli dèi», si narra le avrebbe risposto, «ma puoi aggiungermi al numero dei
martiri».
Sottoposta a torture brutali, rimase irremovibile. Fu allora
che Adriano ordinò una condanna efferata: Sinforosa venne legata con una corda
annodata, appesa a un masso e gettata nel fiume Aniene, nei pressi di Tivoli.
Annegò sotto il peso della pietra.
Nei giorni successivi, i sette figli vennero arrestati e
giustiziati uno ad uno, ciascuno con una modalità diversa di supplizio. Il loro
corpo fu esposto sulla via Tiburtina.
La corda con i nodi — strumento del martirio di Sinforosa
— è entrata nella memoria collettiva della devozione locale ed è diventata uno
degli elementi fondanti del logo del Cammino di Santa Sinforosa, a perenne
ricordo del sacrificio della santa.
Il logo del Cammino di Santa Sinforosa trae ispirazione diretta dalla corda annodata con la quale la martire fu legata e gettata nell'Aniene. Quel nodo, simbolo di violenza e di morte, viene riletto dal cammino come segno di legame, di memoria e di speranza: un filo che unisce i pellegrini di ieri e di oggi lungo la via Tiburtina.
La basilica paleocristiana sulla via Tiburtina
Patrimonio paleocristiano
A testimoniare la venerazione precocissima tributata alla
santa sorge, lungo la via Tiburtina, la basilica paleocristiana di
Santa Sinforosa. Si tratta di uno dei più antichi luoghi di culto
martiriale della regione laziale, edificato sul luogo dove, secondo la
tradizione, fu recuperato il corpo della santa e dove vennero sepolti i suoi
figli.
La struttura, di straordinario valore storico e
archaeologico, è attualmente oggetto di un importante intervento di restauro da
parte della Soprintendenza competente. I lavori mirano a conservare e
valorizzare un monumento che rappresenta non solo un riferimento devozionale,
ma una testimonianza materiale di primissimo piano sulla diffusione del
cristianesimo nell'Agro Tiburtino.
Restauro in corso
La basilica paleocristiana di Santa Sinforosa sulla via Tiburtina è attualmente oggetto di un restauro condotto dalla Soprintendenza. L'intervento è finalizzato alla conservazione e alla futura fruizione pubblica del sito.
Il parco archeologico lineare e la variante del Cammino
I lavori di allargamento della via Tiburtina hanno aperto
un'opportunità straordinaria per la valorizzazione del territorio: la
realizzazione di un parco archeologico lineare che si
svilupperà lungo il tracciato della strada consolare, mettendo in connessione i
principali siti di interesse storico e archaeologico presenti nell'area.
All'interno di questo parco sarà tracciata una variante
ufficiale del Cammino di Santa Sinforosa, che permetterà ai pellegrini e
agli escursionisti di attraversare questo nuovo spazio pubblico integrandolo
nell'esperienza spirituale e culturale del cammino. La variante diventerà un
segmento inedito del percorso, capace di connettere la basilica paleocristiana
con gli altri punti nodali del territorio tiburtino, restituendo senso e
continuità a un paesaggio che porta ancora impressa la memoria del martirio.
Il progetto rappresenta un esempio virtuoso di sinergia tra infrastruttura moderna, tutela del patrimonio e turismo lento: la via che un tempo vide il sacrificio di Sinforosa e dei suoi figli potrà tornare ad essere luogo di incontro, cammino e contemplazione.
Memoria e devozione
La liturgia romana ricorda Santa Sinforosa e i suoi sette figli il 18 luglio. La sua figura di madre, di sposa fedele e di martire intrepida ha attraversato indenne i secoli, mantenendo una presenza viva nella devozione popolare dei comuni della Valle dell'Aniene e dell'Agro Tiburtino. Il Cammino a lei dedicato raccoglie questa eredità e la restituisce a chi, con i propri passi, sceglie di percorrere gli stessi luoghi in cui si compì la sua storia.